Legge smaltimento toner esausti

Novità negli ultimi anni per la normativa di riferimento sullo smaltimento dei toner esausti, che basa sempre sull’antico Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n.152 del 2006 (Norme in materia ambientale’ o TUA-Testo Unico Ambientale) il quadro generale volto a stabilire la classificazione corretta dei rifiuti speciali e il loro smaltimento – comprese le relative sanzioni.

Stando all’Istituto Superiore di Sanità, le fonti chimiche interne ed esterne che colpiscono le persone nel cosiddetto ‘inquinamento indoor’ sono principalmente da cercare negli agenti fisici, biologici e chimici da pollini e altri componenti chimici esterni e da fonti interne come formaldeide, naftalene, stirene, xileni, toluene e acetaldeide. Tra questi, anche le polveri da toner per stamoanti e fotocopiatrici e gli inchiostri per tuttel el altre stamoanti sono inquinanti.
Tutte le aziende devono, stando al Testo Unico Ambientale, provvedere ad attuare un sistema di raccolta e trattamento dei toner esausti, visto che in Italia si consumano quasi 7 milioni di cartucce ogni anno.

Le aziende dotate di partita IVA sono considerate responsabili per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi (se ne producono), dovendo iscriversi al SISTRI-Sistema di Controllo Tracciabilità dei Rifiuti e dovendo creare un sito di stoccaggio aziendale bene preciso in cui depositare le cartucce esauste e limitare tutti i rischi di inquinamento ambientale.
Nel caso dei rifiuti pericolosi, è obbligatorio identificare il cosiddetto codice CER, di cui sono dotate tutte le cartucce esauste, in virtù del quale gli incaricati dall’azienda di smaltire il rifiuto possono conoscere la prassi corretta da seguire.
Un foglio informativo viene allegato dai produttori di toner nella documentazione certificativa del prodotto stesso, ed è fatto obbligo che in questo foglio siano indicati in modo chiaro quali inchiostri inquinanti e quali polveri sottili siano presenti nelle cartucce che vanno avviate allo smaltimento.

Il quadro normativo vigente.

Per i toner la prima normativa italiana risale ancora al D.Lgs. 22/97 (‘Decreto Ronchi’) e al decreto attuativo DM 5/2/1998, che dividevano le cartucce in ‘origine domestica’ e ‘origine professionale’ (rifiuto speciale) e attribuzione di codici rispettivamente ’20 01 04′ (altri tipi di plastica) e ’08 03 09′ (toner per stampa esaurito compreso le cartucce’). Nel 2006 la normativa viene rivoluzionata introducendo transcodifiche e portando alle voci ’08 03 18 – toner per stampa esauriti, diversi da quelli di cui alle voci 08 03 17′ e ’16 02 16 – componenti rimossi da apparecchiature fuori uso, diversi da quelli di cui alla voce 160215′. Viene meno così la divisione tra rifiuti urbani e rifiuti derivanti da attività professionale.

Nel 2018 il TUA-Testo Unico Ambientale, cioè il D.Lgs 152/2006 è stato novellato dal D.Lgs 1 del 2018 (Raccolta 2018) Codice di Protezione Civile (GU 17/2018), dal Decreto 27/12/2017 (GU 4/2018) dal D.Lgs. 183/2017 (attuazione Direttiva UE 2015/2193, in GU SG 277/2017) e dalla L. 167/2017 (GU SG 277/2017).

Sul Testo Unico sono poi intervenuti il DPR 120/2017 (GU SG 183/2017), la Legge 123/2017 (GU SG 188/2018) e il D.Lgs. 104/2017, quest’ultimo in attuazione della Direttiva 2014/52/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio e tutta una serie di norme – di stampo principalmente attuativo della materia ambientale – che hanno limato e definito l’intero Decreto del 2006.

Le stratificazioni normative sul TUA, trattandosi di materia vasta e complessa, sono molteplici. In linea di principio l’impatto maggiore per quel che riguarda il problema dei toner esausti si è avuto con le normative europee dettate dal Regolamento 1357/2014 e dalla Decisione 955 dello stesso anno, con il primo che ha sostituito l’Allegato III (‘caratteristiche di pericolo dei rifiuti’) che risaliva ancora all’antica Direttiva 2008/98/CE. Questo regolamento è direttamente applicabile in ognuno degli Stati Membri dell’Unione Europea e modifica le sigle che identificano le caratteristiche di pericolo (da ‘H’ a ‘HP’), certe definizioni delle stesse e definisce novità sostanziali per i limiti di concentrazione e le attribuzione (criteri) di pericolosità ai rifiuti stessi.

La Decisione 955 è entrata in vigore dal 1 giugno 2015 a modifica della Decisione 2000/532/CE relativa all’elenco dei rifiuti (il predetto codice CER).
Queste ultime novità europee del 2014 hanno imposto al produttore del rifiuto di classificare i rifiuti stessi in ‘rifiuti pericolosi’ (rideterminati con nuove caratteristiche) e ‘rifiuti con codice a specchio’ (pericolosi e non pericolosi), rimandando sia al momento dell’acquisto (col produttore che conserva la Scheda di Sicurezza – SDS – del prodotto al momento dell’acquisto) che al processo di utilizzo del bene a fini di avvio a recupero o smaltimento.

Ancor più nello specifico, la norma europea impone la verifica della Scheda di Sicurezza e delle eventuali sostanze pericolose dichiarate dal produttore, la verifica di etichettatura e pittogrammi sull’imballaggio, l’uso corretto nel ciclo di utilizzo del prodotto e l’accertamento che il rifiuto non venga a contatto con sostanze pericolose durante il deposito temporaneo.

Le cartucce toner esauste sono così identificate con due famiglie di codici diverse: ’08 03 18′ ovvero ‘toner per stampa esauriti diversi da quelli di cui alla voce 08 03 17′ e ’16 02 16’ cioè ‘componenti rimossi da apparecchiature fuori uso diverse da quelli di cui alla voce 16 02 15’.

Questi due codici offrono la possibilità di un corrispettivo codice a specchio pericoloso: perciò è utile una procedura di valutazione che accerti la classificazione dei produttori come prodotto non pericoloso, eventualmente la ricerca sull’imballo di etichette di pericolo, la verifica dell’uso in modo corretto durante il processo di stampa (cioè assenza di urti o danneggiamenti fisici); e infine il controllo che durante lo stoccaggio pre-smaltimento la cartuccia non venga a contatto con altre sostanze pericolose.
In linea di principio, vale ricordare che le cartucce – se non subiscono contaminazioni o danni – non sono rifiuto pericoloso.